ATLANTIDE

La porta che scorre nella parete. Un tulle di luce si dipana attraverso il buio. Entro in camera. Lei. Sul letto. Dorme. Rivelata dal nastro che percorrendo le lenzuola si lascia consumare sul profeta richiuso in fondo al comodino. Fuori un concerto di grilli e rondini a tratti contaminato dalla corsa di un treno. Colgo la fragilità di questo silenzio antropico. Un cristallo raro poggiato incautamene sul bordo di un ripiano traballante. Un movimento, minimo, e cadrebbe: le note stridule della settima ottava; lo scintillio pirotecnico di mille frammenti sul pavimento. In questo silenzio che ho filato con il più delicato dei tessuti, la più esile forma di respiro: ruscello nascosto nella vegetazione in una valle sovrastata dal sole di un pomeriggio d’agosto. Rita sta riposando. Il viso di un angelo rarefatto adagiato sul guanciale. La veste spossata, senza un corpo a definirne le forme è riposta sull’appendiabito. Verticali scalanature di un’antica colonna erosa dal tempo che si erge, ancora fiera, della sua inobliabile bellezza. Le ali ripiegate sotto la finestra semiaperta. Le piume lustrate. Allineate. In attesa di essere indossate per il prossimo volo. La guardo e non me ne faccio una ragione. L’ultima chemio è stata devastante. Perché questa creatura abituata alla leggerezza del cielo è costretta a portarsi addosso il peso terreno di un dolore così subdolo? Le carni svuotate di un corpo imbiancato dai fluidi che le rincorrono la vita. La mia mano sul suo capo calvo. La patina vellutata dei petali di una rosa. Petali. Penso: petali. Il suo modo dormire riporta al bocciuolo che aspetta il tempo in cui schiudersi. Arriverà. Sarà primavera. Anche se il calendario dovesse collocarci in un tempo differente. L’avete visto il sole fare capolino all’orizzonte? Un lieve bagliore precede l’irruenza della sua incandescenza. Un sorriso tessuto con vicuña le sale sulle labbra. Precede lo schiudersi di quegli occhi. Basta guardarci dentro per comprendere che nelle profondità di quell’oceano è custodita una città di bellezza inestimabile. Riemergerà. Atlantide. L’avevate persa? Avete fatto mille congetture sulla sua localizzazione. Avete sempre fallito. Lo avete capito il motivo? E’ qui. Vi siete affannati per nulla. Avete cercato ovunque. Sarebbe bastato scrutarle gli occhi. Atlantide è davanti a me. Ora. Qui. Nei suoi occhi. Riemergerà nella meraviglia intatta decantata da Platone.

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