Io rivendico il mio nome e pretendo che tu lo pronunci con veemenza. Io proclamo la mia libertà e voglio che tu mostri riverernza al mio volere. Intendo esporre il mio corpo e i miei capelli e, ti prego, riservami un sorriso quando mi incroci. La mia non è una ribellione. Non voglio diventare il simbolo di alcun movimento. Non voglio aderire ad alcun moto rivoluzionario. Non si dovrebbero fare rivoluzioni per ottenere qualcosa di cui siamo investiti dalla nascita: la nostra singolare identità. La mia identità non dovrà mai essere sottomessa ad alcun pretestuoso volere, sia esso spirituale o temporale. Voglio poter partecipare alla vita nel modo in cui mi percepisco. Una cometa con il velo che le scende sulle spalle. Una pietra preziosa libera di vagare nel cielo e mai costretta nell’incastonatura della corona con la quale pretendi di imporre i tuoi logoranti proclami. Non appartengo a nessun dio io, se non a quello che mi porta consolazione. Non appartengo a nessuna famiglia se non a quella che mi ha fatto dono della vita. Non sono di nessun uomo se non di colui che mi porge il suo incondizionato amore. Io rivendico il mio nome, proclamo la mia libertà, intendo esporre i miei capelli. Chiamatemi Mahsa e ricordatemi non per quello che mi hanno tolto, ma per quello che vi lascio in eredità: la mia appasionata voglia di essere me stessa senza alcuna forma di impedimento.