OVUNQUE

Dove vuoi che ti porti?

Cosa importa il dove? Sei qui con me. Il posto migliore in cui mi possa trovare è qui. Sei tu che rendi felice ogni luogo. Non è questo tratto di costa, il libeccio, il profumo dei gigli. E’ il tuo modo di abbracciarmi.

Se fossimo altrove, dove il panorama è un fronte di cemento, dove il vento si infila tra le finestre frantumate, dove il profumo è di polvere da sparo, non sarebbe differente quello che vivrei al tuo fianco.

Li hai visti anche tu. Persi in un bacio interminabile. Seminascosti in un triangolo d’ombra di lamiera tra le strade logorate di una favelas di Rio. Sono loro che tingono di gioia la collina, interrompendo il grigio fatiscente con una linea di variopinto intonaco.

La ricordi la passione rovesciata in quell’abbraccio? C’era la forza di un temporale estivo in quel modo di stringersi. Bagnava ogni cosa e infiammava il cielo. Eppure, erano lì, in un angolo polveroso di un marciapiede assolato di Ṣalāḥ al-Dīn. Era il 20 luglio del 2012.

Nelle case più povere. Nei salotti più costosi. In due su una vecchia bicicletta nera e arrugginita. Sorseggiando millesimato in una Limousine bianca. Quando due cuori si incontrano per amarsi c’è astrazione. Un abbraccio ti precipita nell’altro. E al di fuori c’è il nulla.

Non chiedermi dove vorrei che mi portassi stanotte. Promettimi solo che ovunque dovessi andare tu ci sarai.

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